Se non ci fosse la follia,
la nostra vita
nel suo eterno e sofferto ritorno
sarebbe di una noia insopportabile.

Tratto da: Kairos, Silvio Leoni

Cinema e filosofia Riazzino

03.04.2012 - 19:30

Grizzly Man, Film di Werner Herzog (103')

Eugeni Ruggero

Grizzly Man (Werner Herzog, USA, 2005) è anzitutto la storia di un lavoro tecnico: Herzog ha selezionato e montato una parte dei materiali video girati da Timothy Treadwell, un esploratore ambientalista che dal 2000 al 2003 testimoniò con l’aiuto di due telecamere la sua stretta convivenza con i grizzly in un parco dell’Alaska durante la stagione estiva, e che finì per essere divorato da uno degli animali. Un simile lavoro tecnico d’altra parte entra in uno stridente e lacerante contrasto con il proprio oggetto: la natura. Una natura “selvaggia” in un senso profondo e radicale in quanto irriducibilmente aliena rispetto a schemi, abitudini, dispositivi di ripresa e di messa in scena della società dello spettacolo (Treadwell era solito partecipare a vari talk show per pubblicizzare la propria attività ecologista). Il film finisce dunque per porre in modo radicale la questione della rappresentabilità della natura nei media contemporanei; questione che riceve una risposta pessimistica: la natura è il regno dell’insensato e della morte e qualunque sua rappresentazione è un tentativo di domesticazione votato al fallimento – come la vicenda di Treadwell e in particolare la sua morte testimoniano con inquietante perfezione -.